
Pedagogia e Didattica delle Professioni Formative
Coordinatori
ANTONIO SACRISTANO PhD A CONTRATTO università di Teramo, asacristano@unite.it - MARZIA BELLOMO TOTOR COORDINATRICE PERCORSI ABILITANTI UNIIUL, m.bellomo@iuline.it - CALVANO GABRIELLA PhD, PEDAGOGIA GENERALE E SOCIALE gabriella.calvano@uniba.it
Descrizione
La pedagogia e la didattica delle professioni formative costituiscono un campo di ricerca e di pratica educativa di crescente rilevanza nell’attuale scenario socio-culturale, caratterizzato da trasformazioni rapide nei mercati del lavoro, dall’avanzare delle tecnologie digitali e da nuove forme di vulnerabilità individuale e sociale. In questo contesto, interrogarsi sulla qualità della formazione professionale non significa soltanto riflettere sulle competenze tecniche trasmesse, ma implica una visione olistica e umanistica del processo formativo, in cui la dimensione etica, relazionale e civica risulta inscindibile dall’acquisizione di saperi disciplinari e operativi. La formazione professionale, intesa in senso pieno, si configura come un atto educativo complesso, orientato allo sviluppo integrale della persona e alla sua capacità di agire responsabilmente in contesti lavorativi e sociali sempre più interconnessi (Margiotta, 2015; Alessandrini, 2019).
Il concetto di professionalizzazione, centrale in questo ambito, rimanda a un percorso dinamico e situato di costruzione identitaria, che non si esaurisce nell’acquisizione di competenze codificate, ma si articola attraverso esperienze formative, pratiche riflessive e relazioni significative con figure esperte (Schön, 1983; Perrenoud, 2001). Sul piano pedagogico, la professionalizzazione interroga direttamente i modelli didattici adottati nei contesti formativi formali e non formali, ponendo l’accento sulla necessità di superare logiche meramente trasmissive in favore di approcci basati sull’esperienza, sulla riflessività critica e sulla cooperazione. In Italia, questo dibattito trova espressione concreta nella ricerca sui percorsi di istruzione tecnica e professionale, sulle sperimentazioni degli ITS Academy e sui nuovi modelli di alternanza scuola-lavoro, che rappresentano laboratori privilegiati per osservare come la didattica delle professioni possa rinnovarsi in risposta alle esigenze del tessuto produttivo e alle sfide della transizione ecologica e digitale (Bertagna, 2011; Frabboni & Pinto Minerva, 2013).
Sul piano specificamente didattico, la formazione delle professioni richiede metodologie innovative capaci di integrare saperi teorici e pratiche operative, favorendo l’apprendimento situato, la didattica per competenze e l’uso consapevole delle tecnologie (Jonassen, 1999; Bransford et al., 2000). Il Work-Based Learning, il Problem-Based Learning e le pratiche di mentoring e coaching professionale rappresentano alcuni degli approcci più consolidati a livello internazionale, capaci di coniugare rigore scientifico e attenzione alle dimensioni contestuali e soggettive dell’apprendimento. La prospettiva dell’apprendimento trasformativo (Mezirow, 1991) offre inoltre un quadro teorico fecondo per pensare la formazione professionale come processo di revisione critica delle strutture di significato: un’esigenza imprescindibile in tutte le professioni che richiedono continuo aggiornamento e capacità di fronteggiare l’incertezza.
Un contributo decisivo alla riflessione sulla pedagogia e sulla didattica delle professioni formative proviene dallo sguardo internazionale comparato. Le esperienze europee e globali mostrano la ricchezza dei modelli adottati nei diversi sistemi nazionali: dalla formazione duale tedesca, fondata sulla sinergia strutturale tra scuola e impresa, ai sistemi scandinavi orientati all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, fino alle esperienze anglosassoni di Professional Learning Communities e alle riforme promosse dall’OCSE nell’ambito del programma TALIS. Il confronto con questi contesti permette di individuare principi trasferibili e pratiche virtuose, ma anche di valorizzare le specificità del sistema formativo italiano, con la sua tradizione pedagogica e le sue competenze artigianali e manifatturiere uniche nel panorama mondiale (OECD, 2019; European Commission, 2020; Cedefop, 2021). È da questa tensione tra locale e globale che emerge la necessità di strutturare uno sguardo sistematico e continuativo sulle esperienze internazionali, superando la logica episodica della comparazione.
In questa direzione, appare strategicamente rilevante la proposta di costituire un Osservatorio permanente delle buone pratiche formative e didattiche nelle professioni. Tale dispositivo, concepito come spazio di raccolta, analisi e disseminazione di esperienze significative, risponderebbe a un duplice bisogno: costruire una base empirica solida e condivisa su cui fondare la ricerca pedagogica nel settore, e offrire ai professionisti della formazione strumenti concreti e validati per migliorare la qualità delle proprie pratiche. L’Osservatorio opererebbe secondo una logica reticolare, connettendo istituti scolastici, università, enti di formazione, imprese e associazioni professionali, e si avvarrebbe di metodologie miste — quantitative e qualitative — per documentare e valutare l’efficacia delle esperienze monitorate (Alessandrini, 2012; Mortari, 2009). La dimensione internazionale risulta qui essenziale: protocolli di collaborazione con analoghi organismi europei ed extra-europei consentirebbero di alimentare un patrimonio comune di conoscenze e di collocare la ricerca italiana nel più ampio dibattito scientifico globale.
In conclusione, la pedagogia e la didattica delle professioni formative si configurano come un campo che richiede rigore teorico, sensibilità contestuale e apertura al dialogo internazionale. Costruire saperi solidi in questo ambito significa investire nella qualità della formazione di coloro che, a loro volta, formano le nuove generazioni: una responsabilità scientifica, etica e civile che la comunità pedagogica è chiamata ad assumere con rinnovato impegno. La proposta di un Osservatorio permanente delle buone pratiche rappresenta, in questa prospettiva, non solo uno strumento operativo, ma un gesto epistemologico e politico: affermare che la formazione professionale di qualità è un bene comune che merita cura, ricerca e visibilità istituzionale (Dewey, 1938; Morin, 2000; Bertagna, 2020).Descrizione del Gruppo di Lavoro
Il Gruppo di lavoro SIREF «Pedagogia e Didattica delle Professioni Formative» si propone come spazio strutturato di ricerca, riflessione e produzione scientifica sulla qualità dei processi formativi e dei percorsi di professionalizzazione, con un orizzonte che abbraccia l’intero spettro dei contesti educativi: dalla scuola secondaria ai percorsi universitari, dalla formazione professionale iniziale allo sviluppo professionale continuo dei formatori. L’obiettivo fondante è costruire una cornice teorica ed empirica condivisa che permetta di comprendere come i sistemi formativi possano rispondere con efficacia e responsabilità alle sfide sociali, culturali e lavorative del presente.
In un’epoca segnata dalla liquidità dei legami sociali, dalla precarietà delle traiettorie lavorative e dall’accelerazione tecnologica, la formazione professionale è chiamata a una doppia sfida: garantire l’acquisizione di competenze tecniche avanzate e, al contempo, promuovere la capacità di abitare il cambiamento con coscienza critica, creatività e senso civico. Il Gruppo intende contribuire a questa sfida attraverso la ricerca sistematica, il confronto interdisciplinare e il dialogo con le realtà formative nazionali e internazionali, nella convinzione che solo una pedagogia delle professioni radicata nella concretezza delle pratiche possa produrre conoscenze capaci di orientare l’azione educativa (Schön, 1983; Lave & Wenger, 1991).
Finalità
Nel prossimo triennio, il Gruppo si propone di perseguire i seguenti obiettivi di ricerca e di intervento:
• Analizzare la riforma dei percorsi di istruzione tecnica e professionale: Studiare l’evoluzione dei modelli di istruzione tecnica — con particolare attenzione alla riforma degli Istituti Tecnici e ai percorsi ITS Academy — per comprendere come la nuova architettura dei percorsi professionalizzanti incida sulla qualità dell’apprendimento. L’obiettivo è definire una cornice teorica che riconosca l’istruzione tecnica non solo come formazione al lavoro, ma come specifica problematica della pedagogia delle professioni finalizzata allo sviluppo integrale della persona, valorizzando la tecnica come forma di pensiero critico e strumento di emancipazione culturale (Bertagna, 2011; Margiotta, 2015).
• Indagare il ruolo della formazione professionale nel contrasto al disagio e all’esclusione sociale: Analizzare come i percorsi di istruzione e formazione professionale possano offrire risposte concrete ai giovani in condizioni di vulnerabilità, riducendo il rischio di esclusione sociale e di abbandono precoce. In un periodo segnato da legami sociali deboli e precarietà, specialmente nelle aree metropolitane e nei territori marginalizzati, il Gruppo intende individuare le condizioni formative e didattiche affinché la formazione professionale torni a essere un potente volano di orientamento, di riscatto e di attivazione per le nuove generazioni (Nussbaum, 2011; Sen, 2000; Frabboni & Pinto Minerva, 2013).
• Studiare il legame tra formazione tecnico-professionale e cittadinanza attiva: Ricercare modelli didattici capaci di unire alta specializzazione tecnologica e solida preparazione etica e civile, dimostrando come una formazione professionale moderna sia la base per sviluppare negli studenti le capacità critiche indispensabili per la partecipazione democratica e per resistere alle semplificazioni e ai linguaggi dell’odio. L’obiettivo è costruire curricola e pratiche didattiche in cui la competenza tecnica e la coscienza civica si alimentino reciprocamente (Dewey, 1938; Nussbaum, 2011; Alessandrini, 2019).
• Monitorare l’efficacia dei presidi formativi nelle aree industriali, urbane e periferiche: Mappare e valutare l’efficacia dei poli tecnico-professionali nelle periferie e nei distretti produttivi complessi, verificando se gli strumenti messi a disposizione di educatori e docenti siano sufficienti per gestire il disagio territoriale e promuovere il benessere. L’intento è fornire riflessioni e raccomandazioni per potenziare la scuola tecnica e i centri di formazione professionale come presidi di innovazione sociale, coesione e benessere collettivo (Mortari, 2009; Cedefop, 2021).
• Promuovere la sinergia tra sistema formativo, mondo del lavoro e territorio: Avviare un confronto sistematico sul legame tra università, scuola, centri di formazione e realtà produttive, per favorire una responsabilità educativa condivisa e una progettualità comune tra giovani, adulti e istituzioni. Il Gruppo punta a definire pratiche di orientamento integrate — valorizzando i percorsi professionali come scelte di eccellenza — e a costruire dispositivi di inserimento lavorativo protetto capaci di coniugare benessere e sviluppo delle competenze (Lave & Wenger, 1991; Wenger, 1998; European Commission, 2020).
• Sviluppare iniziative di terza missione e consulenza formativa per i professionisti della scuola: Creare percorsi di supporto e formazione continua per docenti, tutor e formatori che operano in contesti di complessità e marginalità. L’obiettivo è trasformare i risultati della ricerca in strumenti operativi che aiutino i professionisti della scuola e della formazione a gestire le sfide della transizione scuola-lavoro, a prevenire i fenomeni di abbandono precoce e a sviluppare pratiche riflessive capaci di sostenere il benessere di studenti e formatori (Schön, 1983; Mortari, 2009; Schleicher, 2016).
• Sperimentare metodologie di analisi dei fabbisogni professionali e delle storie formative: Utilizzare l’analisi delle storie di vita e dei percorsi di carriera per identificare quali esperienze formative abbiano favorito l’attivazione di traiettorie professionali virtuose. Attraverso seminari, convegni e pubblicazioni, il Gruppo intende diffondere modelli di «buone pratiche» che abbiano dimostrato efficacia nel coniugare competenza tecnica, benessere relazionale e capacità di adattamento ai contesti mutevoli del lavoro contemporaneo (Mezirow, 1991; Eraut, 2004; Mortari, 2009).
• Elaborare un quadro teorico integrato per la pedagogia e la didattica delle professioni: Sviluppare una cornice concettuale che articoli in modo sistematico le dimensioni epistemologica, etica, metodologica e pratica del processo formativo nelle professioni, tenendo conto sia delle tradizioni della pedagogia italiana sia dei contributi internazionali più significativi. Il quadro teorico si confronterà con le teorie dell’apprendimento situato, dell’agentività professionale e dello sviluppo delle competenze, offrendo una base scientifica condivisa per le attività del Gruppo (Margiotta, 2015; Wenger, 1998; Eraut, 2004; Alessandrini, 2019).
• Costruire uno sguardo internazionale comparato e un Osservatorio permanente delle buone pratiche: Attivare un’analisi sistematica e longitudinale dei modelli formativi adottati nei principali sistemi educativi europei ed extra-europei, con l’obiettivo di identificare tendenze, innovazioni e pratiche trasferibili al contesto italiano. In questa prospettiva, il Gruppo si farà promotore della costituzione di un Osservatorio permanente delle pratiche formative e didattiche di qualità, operante in rete con istituzioni universitarie, enti di ricerca e organizzazioni internazionali (OECD, Cedefop, ETF). L’Osservatorio garantirà la raccolta, la documentazione, la valutazione e la disseminazione sistematica di esperienze significative, istituendo protocolli di collaborazione con analoghi organismi europei ed extra-europei per alimentare un patrimonio comune di conoscenze e collocare la ricerca italiana nel più ampio dibattito scientifico globale (OECD, 2019; Cedefop, 2021; European Commission, 2020).
• Ricerca e innovazione nella formazione dei docenti e dei formatori: In linea con le finalità del Gruppo di Lavoro, la proposta per il prossimo triennio si vorrebbe arricchire di una specifica attenzione alla formazione professionale dei docenti, intesi non solo come destinatari di aggiornamento ma come soggetti attivi della ricerca pedagogica e facilitatori di processi trasformativi. Questa integrazione mira a sviluppare la professionalità riflessiva attraverso lo studio di modelli di mentoring e coaching, specialmente per i neo-assunti negli ITS Academy, e a valorizzare il ruolo del docente come "regista" di apprendimenti situati capaci di coniugare rigore tecnico, tecnologie digitali e coscienza civica. Parallelamente, l'obiettivo si estende alla progettazione di percorsi di formazione continua per insegnanti operanti in contesti di vulnerabilità e marginalità, mappando strategie didattiche efficaci nel contrasto all'esclusione sociale. In questa cornice, l’Osservatorio permanente assume una funzione strategica come dispositivo di ricerca-azione, raccogliendo le "storie formative" dei docenti per costruire una base empirica solida destinata alla consulenza formativa e alla terza missione universitaria. Infine, l'adozione di una prospettiva internazionale comparata permetterà di indagare l'agentività professionale dei docenti italiani, sperimentando l’adattabilità di modelli quali le Professional Learning Communities per potenziare il benessere e la qualità didattica, trasformando così l'istruzione tecnica in un autentico strumento di emancipazione culturale.