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Narrazione, partecipazione e advocacy educativa

Coordinatori

Paola, Bastianoni, docente associato, Università di Ferrara, paola.bastianoni@unife.it
Tommaso, Fratini, docente associato, Università Telematica degli Studi, t.fratini@iuline.it
Daniel, Boccacci, docente a contratto, Università di Ferrara, daniel.boccacci@unife.it

Descrizione

Nel campo delle scienze pedagogiche, si fa sempre più urgente una riflessione profonda sulle modalità attraverso cui bambini, bambine e giovani possano esercitare in modo autentico il proprio diritto alla partecipazione. Non si tratta solo di “dare spazio” o di “ascoltare”, ma di riconoscere che la partecipazione è una pratica educativa che si costruisce anche attraverso la parola, il racconto, l’autorappresentazion, dando voce senza
sostituirsi a voci meno potenti.
In questa prospettiva, la narrazione si configura come dispositivo pedagogico ed epistemologico: non è solo uno strumento comunicativo o didattico, ma partecipa alla costruzione del sé e del mondo,dando legittimità all’esperienza e alla soggettività infantile e giovanile. Narrare significa essere visti, riconosciuti, presi sul serio. Significa abitare uno spazio in cui è possibile esprimere pensieri, emozioni e visioni, contribuendo attivamente alla vita educativa e sociale.
L’approccio si fonda su un intreccio teorico che include, tra gli altri: la pedagogia narrativa di Jerome Bruner, che concepisce il racconto come strumento di costruzione della realtà e di sé;
la pedagogia critica di Paulo Freire, per cui la parola è atto politico e la narrazione è pratica di liberazione e coscientizzazione e le prospettive dell’infanzia come soggetto politico che mettono in discussione le logiche adultocentriche e rivendicano la centralità della partecipazione autentica di bambini e adolescenti nella vita sociale e nelle scelte che riguardano le loro stesse vite.
All’interno di questo quadro, si propone una rilettura del ruolo dell’adulto – docente, educatore, pedagogista – come figura di “avvocatura educativa”: non un portavoce che interpreta o filtra la voce dell’altro, ma un garante di condizioni di ascolto, un facilitatore che accompagna senza sostituirsi. Dare voce, in termini pedagogici, significa riconoscere che la voce dell’altro esiste già, e che l’atto educativo autentico consiste nel creare contesti in cui quella voce possa emergere, trasformarsi ed entrare in relazione.

Finalità

La creazione di un gruppo di ricerca pedagogica interdisciplinare con l’obiettivo di esplorare:
- le pratiche narrative come educazione alla partecipazione, alla cittadinanza e all’autodeterminazione;
- le implicazioni epistemologiche e politiche del “dare voce” in ambito educativo;
- il ruolo dell’adulto come garante di spazi di parola, dialogo e riconoscimento;
- metodologie narrative e partecipative come pratiche trasformative nei contesti scolastici, educativi e formativi;
- la narrazione come pratica di resistenza alle logiche adultocentriche, valutative e performative.

Obiettivi di produzione scientifica e di partecipazione accademica:
- partecipazione alle Summer School Siref;
- organizzazione di un convegno tra università di Parma, di Ferrara e IUL;
- pubblicazione di una curatela.

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